Statuta et leges Venetorum latina et veneta lingua
Ms. membranaceo, secolo XV
BUB, Ms. 2365
Provenienza: Monastero del Santissimo Salvatore di Bologna

Cuoio di capra marrone su assi lignee smussate ai contropiatti in corrispondenza dei tagli, decorato a secco. Cornice caratterizzata da barrette cordonate diritte, curve e cerchielli, motivi ripresi nel paio di bande orizzontali al piatto anteriore e negli archi a quello posteriore. Ampia cartella polilobata dello specchio provvista di serpentine a delimitare il mazzo di nodi centrale. Tracce di quattro cantonali e altrettanti fermagli, questi ultimi costituiti un tempo dalle bindelle inserite sotto il corame, assicurate a mezzo di due chiodi al piatto anteriore e da due paia di tenoni a quello posteriore. Scompartimenti del dorso riquadrati provvisti del seminato di filetti incrociati; il titolo dell’opera entro l’etichetta cartacea nel secondo. Capitelli costituiti da fili in canapa e in lino rosso e verde. Cucitura su quattro nervi rilevati in pelle allumata fendue. Indorsatura realizzata tramite aletta cartacea verticale. Labbri muti. Rimbocchi rifilati senza particolare cura. Carte di guardia bianche. Tagli rustici. Stato di conservazione: mediocre - discreto. Diffuse spellature al materiale di copertura, dalla tonalità scolorita lungo il dorso.

L’impianto ornamentale, i motivi, i supporti lignei e i nervi in pelle allumata fendue propongono di assegnare la legatura alla seconda metà del XV secolo, verosimilmente eseguita nell’Italia settentrionale.

In evidenza la qualità del materiale di copertura, i supporti lignei smussati ai contropiatti conformemente alle tradizioni nostrane del tempo, i tagli rustici, l’incipit e il metodo di aggancio realizzato con quattro bindelle provviste di puntale verosimilmente metallico, il cui occhiello si fissa sul tenone del piatto posteriore. Questo genere fu utilizzato in tutta Europa tra il XII fino al XVI secolo. Inizialmente furono apposti semplici tenoni al centro dei piatti, prevalentemente su quello anteriore, poi per migliorarne la durata, una piastra stabilizzante quale base cui agganciare il tenone. I volumi furono generalmente provvisti di due o quattro fermagli, raramente uno solo, in quanto a causa delle spesse assi, essi erano molto pesanti. La lunga bindella costituisce il punto debole del sistema di aggancio dato che la sua senescenza e le sollecitazioni meccaniche ne provocano facilmente il distacco. Per questo motivo, in occasione di restauri, i fermagli furono dotati di un occhiello e di un tenone nel labbro delle assi o lungo i margini di queste ultime. Questa circostanza è riconoscibile per la presenza di tracce in corrispondenza dei fori utilizzati per il fissaggio dei tenoni o dei loro resti ai piatti o per la presenza di antiche tracce di fissaggio delle bindelle.

Il volume, appartenuto a Gian Grisostomo Trombelli, al bolognese senatore Spada, costituisce uno dei 506 codici del SS. Salvatore trasportati in Francia nel 1796, come attesta il timbro rosso della Bibliothèque nationale, ritornati quindi a Bologna nel 1815, dopo la caduta di Napoleone.

 

 

Biblia Latina
Venezia, Paganino Paganini <1.>, [18.4.1485]
CISTC ib00608000 IGI 1691
BUB, A.V.KK.XII.17/4

Cuoio di capra marrone su assi lignee smussate ai contropiatti in corrispondenza dei tagli, decorato a secco. Filetti concentrici. Cornice interna caratterizzata da cordami; due ampi mazzi entro sfondo losangato collegati, costituiti da barrette arcuate e da crocette cordonate. Tracce di quattro cantonali, di umbone latamente circolare dai margini dentellati e di quattro fermagli costituiti questi ultimi da altrettante impronte di contrograffe in foggia di foglia stilizzata ancorata a mezzo di tre chiodi al piatto anteriore e da due paia di impronte di bindella assicurata tramite tre chiodi a quello posteriore. Due fasci di filetti intersecati negli scompartimenti del dorso. Capitelli, nervi, indorsatura, rimbocchi e carte di guardia rinnovati. Labbri muti. Tagli rustici. Stato di conservazione: mediocre – discreto. Bruniture e spellature del materiale di copertura originale, scomparso lungo il dorso. Volume restaurato.

I fregi della cornice, i supporti lignei smussati e le note tipografiche propongono di assegnare la legatura all’ultimo quarto del XV secolo, verosimilmente eseguita nell’Italia settentrionale. In evidenza, il decoro eseguito prima di essere coperto dalle borchie, i tagli rustici e l’incipit.

 

 

Biblia latina
Venezia, Paganino Paganini <1.>, [18.4.1485]
CISTC ib00608000 IGI 1691
BUB, A.V.KK.XII.17/2

Cuoio di capra marrone su assi lignee smussate ai contropiatti in corrispondenza dei tagli, decorato a secco. Tracce di cinque borchie dal margine arcuato e circolare dentellato. Fasci di filetti concentrici parzialmente collegati agli angoli. Coppia di cornici caratterizzate da nodi tratteggiati e da crocette; fasci di filetti incrociati nello specchio In testa al piatto anteriore la scritta in caratteri capitali «EVANGELIA». Due fasci di filetti incrociati negli scompartimenti del dorso. Tracce di quattro fermagli costituiti da altrettanti lacerti di bindella in cuoio inserite sotto il materiale di copertura, assicurati a mezzo di tre chiodi al piatto anteriore e dalle impronte di due paia di contrograffe sotto forma di foglia stilizzata a quello posteriore. Capitelli, cucitura, indorsatura, rimbocchi e carte di guardia rinnovati. Labbri muti. Tagli rustici. Stato di conservazione: mediocre. Bruniture e spellature al materiale di copertura originale, scomparso lungo il dorso. Volume restaurato.

I fregi, i supporti lignei smussati ai contropiatti e le note tipografiche propongono di assegnare la legatura all'ultimo quarto del XVI secolo, verosimilmente eseguita nell’Italia settentrionale. In evidenza le impronte delle borchie, il titolo dell’opera, i tagli rustici e il frontespizio.