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Viaggio in biblioteca: note a margine della tesi La biblioteca nel tempo : deposito di conoscenza e memoria del sapere

di Patrizia Scola

 

Trecentoventitre pagine intense e coinvolgenti, corredate di  svariate  illustrazioni a colori  e di una ricca bibliografia,  nonché di una buona dose di passione per l’argomento che Rotem Jacobi e Laura Marino, divenuti architetti  il 12 aprile 2012, presso la Facoltà di Architettura e società del Politecnico di Milano (cfr. abstract bilingue su www.politesi.polimi.it),  hanno scelto per la loro tesi La biblioteca nel tempo : deposito di conoscenza e memoria del sapere. Questo l’intrigante titolo, tanto più accattivante se si prende in considerazione - come avviene nella  seconda  parte - il tema della  Biblioteca nel cinema, materia a suo tempo oggetto di articoli, progetti culturali e convegni rispettivamente  scritti, ideati e organizzati da chi scrive,  per e con l’A.I.B. Associazione Italiana Biblioteche, nota- per motivi professionali- a tutti coloro che avranno la pazienza di leggere quanto  andremo commentando sul bel volume citato.                                                                   L’incontro telematico con Laura Marino è nato appunto dall’interesse – che l’ha spinta a chiedere ufficialmente, nel settembre 2011, informazioni alla  mia mail istituzionale - verso la materia che avevo trattato a suo tempo  in diversi articoli pubblicati  nel corso degli anni  in "Biblioteche oggi" (1) o in "Bibliotime" (2, 3, 4) a proposito del rapporto tra biblioteche e cineteche e della presenza del “soggetto Biblioteca”  in un numero sempre più  considerevole di film.  Ma tentiamo di procedere con ordine, pur senza avere minimamente l’ambizione di toccare tutta la materia sviscerata nel testo, decisamente  variegato e compendioso: data la ricchezza della trattazione  non mi dilungherò, cercando invece di fare via via qualche osservazione, senza addentrarmi troppo  nella lunga e assai complessa - sebbene affascinante - evoluzione storica delle biblioteche, facendo piuttosto qualche puntatina  attraverso i secoli e/o - magari - da un personaggio all’altro… Ciononostante mi preme sintetizzare le informazioni fornite nella premessa: oggetto dell’indagine  è  "la biblioteca intesa come spazio di conservazione, e consultazione" ma anche come luogo di “diffusione della conoscenza”; lo scopo, invece, è  identificare e  analizzare le connotazioni del luogo in cui il “lettore incontra il libro”,  ossia i tratti distintivi  soggetti a forti modifiche impresse dal “contesto sociale e dal periodo storico”. La metodologia scelta si avvale dapprima del criterio definito sintomatico, in quanto considera le cause e gli  eventi alla base di trasformazioni significanti nell’impostazione dello spazio-biblioteca. Il secondo canone  seguito vede invece la biblioteca come lo sfondo su cui si snodano e  si concretizzano  emozioni legate “alle sensazioni che la biblioteca può generare”. In base a questi  presupposti la tesi affronta un percorso che giunge alla rappresentazione della fisionomia che la biblioteca aveva nell’antichità greco-romana, e  che poi, con  l’evoluzione verso le biblioteche monastiche (e la nascita degli scriptoria) creerà il  passaggio a quelle “di Stato...nate ad opera dei grandi signori”. Il  conseguente sviluppo delle biblioteche rinascimentali ne fece poi un vero luogo di conoscenza, sino all’avvento della stampa (1455 ) e alla nascita delle biblioteche pubbliche.

Interessante osservare  a pag. 93  (Parte prima Dalle prime raccolte private alle biblioteche aperte a tutti : La diffusione del sapere) una sintesi storica del percorso compiuto dalla Royal Library, biblioteca di corte dei regnanti britannici, dapprima ospitata in un’unica stanza del St. James Palace, e descritta da Richard Bentley, conservatore nel 1694,  come ”…giunta ad uno stato di totale rovina, con grande disonore della corona e dell’intera Nazione”, ma attraverso le differenti politiche culturali -volute ed operate dai diversi regnanti succedutisi- addirittura pervenuta  alla promulgazione dell’ACT of printing, in base al quale una copia di ogni opera stampata andava depositata  alla Royal Library come registrazione di copyrigth, cosa che  già avveniva in Francia (Bibliothèque Nationale de France, ove il deposito legale era stato istituito –sebbene a scopo di controllo e censura- con l'Ordinanza di Montpellier del 28 dicembre 1537). Ogni sovrano lasciò la sua…impronta. Enrico VII  acquistò opere a carattere eminentemente devozionale, mentre Enrico VIII non mancò di tentare una…”…. giustificazione alle proprie azioni politiche e personali”: da qui la grande implementazione –diremmo oggi – sul tema della Riforma protestante (com’è noto fu Enrico VIII  ad affermare e completare  la separazione della Chiesa inglese da Roma, con lo scisma anglicano,  e la sottomissione alla monarchia). “Anche grazie all’accrescimento continuo del patrimonio  la Royal Library è diventata nei secoli…una delle più straordinarie raccolte di libri al mondo”. Una copia del progetto di Bentley "che preannunciava le biblioteche di ricerca del XIX secolo..” -fulcro di diverse attività intellettuali- si trova alla  British Library….

Tutt’altro che  trascurato dalla tesi l’inquietante fenomeno della biblioclastia (p. 143) e "dell’occultamento dei libri da parte dei regimi totalitari…". Quasi un’anticipazione del film di  François Truffaut  le significative drammatiche immagini evocate da Jacobi e Marino, che rispecchiano un altro risvolto del  truce periodo nazista: “i roghi di libri  erano considerati uno spettacolo per i simpatizzanti nazisti”, tuttavia i bibliotecari, stranamente, consolidarono la loro posizione professionale perché costretti a compilare interminabili liste di autori da censurare, e ad epurare le biblioteche circolanti, che collezionavano romanzi popolari, d’amore, libri gialli, e venivano definite dal bibliotecario Wolfgang Hermann “bordelli letterari” (p. 105-109). Ovviamente il regime  voleva che in qualche modo il bibliotecario espletasse sì  la sua attività di scelta, selezione, e acquisto di libri, funzioni che però …erano messe al servizio della  propaganda: vistosa, deprecabile e deleteria strumentalizzazione di una professione già poco considerata in tempi normali! Senza arrivare a valutare questi fenomeni estremi, negli anni passati ho scritto con e per l’A.I.B. diversi contributi sul riconoscimento della professione di bibliotecario, che all’estero fortunatamente gode di maggior apprezzamento e visibilità. Non a caso il capitolo sulla Biblioclastia e la negazione del libro inizia ( p. 137)  con  la citazione di brani  riportati da  Fahrenheit 451 e prosegue con  Il giardino dei Finzi Contini (p. 143): in quest’ultimo, suggeriscono i due neo architetti, si intravede il forte legame dell’Autore Giorgio Bassani con la biblioteca. Da entrambi i romanzi vengono tratti importanti film, ma le  citazioni cinematografiche si fanno più forti e frequenti proseguendo attraverso le varie sezioni. Cito soltanto alcuni fra i 19 titoli  di film e cortometraggi che compaiono nella  filmografia: il  delicato, bellissimo  84, Charing Cross Road, di David  Hugh Jones (1987);Tutti gli uomini del presidente , di Alan  J. Pakula (1976); il famosissimo Il nome della rosa, di Jean-Jacques Annaud (1986); Toute la memoire du monde, di Alain Resnais (1956) e il già citato Fahreneiht 451 (1966). Fahreneiht, appunto, dal titolo del famoso  libro che  Ray Bradbury pubblicò nel 1953, è anche il nome di una trasmissione di Rai Radio 3, una  sorta di biblioteca radiofonica costruita, giorno dopo giorno, con le voci e le parole degli intellettuali contemporanei. Il programma  propone e consente lo scambio di libri tra ascoltatori e la caccia ai libri introvabili. Questa ed altre interessanti curiosità si trovano nella parte terza  o “Evoluzione del luogo della conoscenza nella società contemporanea.” A pagina 297, infatti, viene ricordato che  una delle missioni del bibliotecario (e del catalogo) è consentire l’accesso ai libri posseduti dalla biblioteca; ebbene, Itamar Levi, persona dotata di memoria fenomenale, ha ideato la …libreria senza libri, offrendosi, tramite annuncio, di rinvenire testi ritenuti introvabili e le  cui tracce si sono perse- per conto degli interessati. Tra il folto pubblico richiamato dall’originale trovata, la Regina Elisabetta, la Regina Nur di Giordania, attori  e personaggi di spicco. Il percorso forse  più affascinante è quello affrontato ne: Il rapporto con le arti (p. 121) che si articola  in  La biblioteca dipinta  e Libri al cinema. Alle immagini di famosi dipinti, quali il  ben noto Libreria, di Crespi o La giovane lettrice, di Fragonard,  si alternano riflessioni sui diversi modi in cui l’iconografia libraria rappresenta -a seconda dei tempi e degli luoghi- la figura del bibliotecario, e del libro stesso.

Nell’ultima parte non mancano poi riferimenti attualissimi quali la considerazione del “Rapporto con le grandi aggregazioni urbane” (p. 313): viene riconosciuta  l’appartenenza della biblioteca al panorama urbano (concetto di impatto ambientale o paesaggistico, diremmo in altri termini) dato che ormai da tempo la stessa istituzione-biblioteca non è più soltanto luogo di conservazione e consultazione ma è divenuto concreto ed operoso centro di diffusione della cultura.  Presso la  B.U.B. per esempio,  da  anni  si tengono  concerti e manifestazioni anche  a sfondo non soltanto librario, quali presentazioni di opere d’arte  che talvolta esemplificano perfino il concetto di interdisciplinarietà, come nella recentissima duplice manifestazione  che  il 13 settembre 2012 ha inaugurato,  nella prestigiosa cornice dell’Aula Magna, sia  C_artelibro. Il principio delle pagine, 13 settembre – 13 ottobre (Artelibro, Festival del libro d’arte,  Danilo Montanari editore e Bub), che la Mostra L’arte incontra la poesia : Paolo Gubinelli  alla BUB con gli amici  Tonino Guerra, Davide Rondoni, Roberto Roversi e ….a cura di Biancastella Antonino [Direttrice della Bub], la cui conversazione  con l’artista è stata inserita nel catalogo.

Tornando  invece all’impatto delle nuove architetture (p.315)  interessante –tra l’altro- la trattazione della Seattle Public Library, tra le più spettacolari strutture pubbliche del Pacifico nord-occidentale. E’ un edificio diviso in otto strati orizzontali di dimensioni differenti, rivestito in acciaio e vetro, vero e proprio archivio di informazioni in cui tutte le forme potenti dei media –vecchie e nuove-sono presentate ugualmente e in modo leggibile”. Una delle sue  innovazioni  è chiamata "book spiral " rampa a spirale (dentro l’edificio) che permette alle persone di camminare da cima a fondo, lungo un piano inclinato, attraversando quasi tutto il  percorso della raccolta di libri, che è organizzata in base alla CDD. Forse sarebbe valsa la pena di annoverare pure la nostrana biblioteca di nuova generazione, Mabic, acronimo di MAranello Biblioteca Cultura, con cui la sede del cavallino rampante  si è dotata di un centro multifunzionale al servizio della città, realizzato da Arata Isozaki e Andrea Maffei. Attorniata da un muro verde, “sospesa nella luce naturale che la illumina dai lucernai, sembra galleggiare sull'acqua” che la circonda. Biblioteca di moderna concezione, è dotata di impianto geotermico, e improntata a criteri di sostenibilità e riduzione dei consumi anche grazie alla luce e alla prevalenza del bianco. Il colore infatti è dato...dai libri!

 

                                                                         

Esaustiva nella trattazione dei diversi aspetti e periodi esaminati, documentata quanto a fonti e corredata di illustrazioni a colori, la tesi, di certo scaturita da lungo studio, riveste a mio avviso  un notevole  grado di scientificità, che fa dimenticare i refusi tipografici e qualche (ipotetico?) errore di datazione facilmente rimediabile. Ritengo che potrebbe seriamente giovare ad altre ricerche  nel settore, con il vantaggio in più di essere  anche moderna e assai scorrevole, dunque, specie per il secondo aspetto, assai  piacevole da leggere o consultare, a dispetto di tanta letteratura tecnica, non sempre altrettanto godibile sebbene ugualmente  dotata  di fondamento. Auguro ai due neoarchitetti di riuscire quanto prima a pubblicarla, o almeno  a divulgarla come merita.

Note:

1. Scola Patrizia - Facchini, Morena. Non solo libri: ovvero, se il bibliotecario non fosse miope,  in "Biblioteche oggi", VIII(1990), n. 3,  pp. 341-346. 

2. Scola, Patrizia. Quando i libri vanno al cinema, in "Bibliotime", 2(1991), n. 4,

3. Ead., I registi in biblioteca, ovvero…, in "Biblioteche oggi", 10(1992), n. 3, pp. 358-360.

4. Ead., Dal libro al dipinto via….cinema: una mostra di Miria Malandri, in "Bibliotime", n.s. 5(2002), n. 1.